DEMOCRAZIA & CULTURA

DEMOCRAZIA & CULTURA

Si continua ad inseguire il cambiamento attraverso la perenne rielaborazione di leggi elettorali con l’obiettivo di riuscire ad avere una maggioranza di Governo coesa e stabile. Come se la legge elettorale producesse la magia

Nell’eventuale impossibilità di raggiungere un tale obiettivo si inizia a paventare la dittatura che, per sue caratteristiche, si crede assicurerebbe il raggiungimento dell’obiettivo.

Ma quand’anche avessimo raggiunto un tale obiettivo per via democratica escludendo la dittatura, siamo sicuri che il Paese godrebbe di Sviluppo e, soprattutto, Progresso?

È imprescindibile farsi domande che investono la Cultura sociale che permea il Paese e che determina motivazione e funzionamento.

Prendiamo, ad esempio, uno dei “valori” fondanti la nostra Cultura sociale, quello della “uguaglianza”. In assenza di una gestione della Cultura, si è verificata una deriva, passando dalla uguaglianza delle opportunità alla uguaglianza dei trattamenti. Questo fa sì che tutti chiedano tutto arrivando a rivendicare come diritti anche i capricci, rendendo con ciò difficoltosa non solo l’attività governativa, ma anche sterilizzando come “valore” la meritocrazia di cui, infatti, si parla e si scrive soltanto. E così si scade nella mediocrità tanto da far scrivere a qualcuno di “mediocrazia” che fa da lievito alla fuga di cervelli all’estero, in quei Paesi in cui la meritocrazia è ben salvaguardata.

In presenza di una attenta gestione della Cultura sociale ci si sarebbe adoprati per passare dal valore della uguaglianza a quello della “equità” che, salvaguardando la uguaglianza delle opportunità in termini di giustizia sociale, si appoggia, poi, sulla meritocrazia per la gestione dei trattamenti.

Torna quello che per me è il problema dei problemi e cioè la crescita della Cultura socio-politica con un auspicabile ritorno al pensiero greco in cui l’individuo si sentiva collegato alla Comunità di appartenenza ed era consapevole che il fare responsabilmente la propria parte faceva il bene della Comunità e, di conseguenza, anche il suo. Il collegamento era orizzontale. L’avvento del cristianesimo ha spezzato questo collegamento, istituendo quello verticale dell’individuo con Dio – mediato dalla Chiesa che su questo ha fondato il suo potere – aprendo la strada all’individualismo ed al disinteresse per il bene della Comunità e, per essa, del Prossimo, rendendo, paradossalmente, inosservato lo stesso comandamento cristiano dello “ama il Prossimo tuo come te stesso” che, infatti, B. Russell rilevava non essere mai stato osservato in tutta la storia della cristianità. Amen…

C’è, dunque, da rivedere qualcosa e la prima riflessione è che la Democrazia si fonda sulla Cultura e non sulle libere Elezioni che sono solo uno strumento, tra i tanti necessari. Quando George Bush jr declamò che esportava la Democrazia in Iraq attraverso l’introduzione del voto, era in malafede facendo solo del populismo e mascherando altre impopolari motivazioni a giustificazione dell’invasione dell’Iraq.

Ci sono passato anch’io per questa mancanza di Consapevolezza del collegamento tra Cultura e Cambiamento. Lavoravo in un’azienda con oltre 100.000 addetti e mi impegnavo come se l’azienda fosse di mia proprietà, per essere nel pensiero greco in cui l’individuo si sente collegato alla Comunità di appartenenza. Così mi industriavo per individuare i cambiamenti utili a migliorare il funzionamento dell’azienda. Ero una specie di “consulente interno” ed i miei colleghi mi apostrofavano, infatti, come “libero professionista” per essere il capo funzionale del mio capo gerarchico. Questo mi portò ed essere il Capo Progetto per numerose innovazioni. Per le riflessioni che qui vado facendo riporto, in particolare, del Progetto per rendere disponibile a Dirigenti e Sindacati un nuovo, complesso ed articolato strumento per il “Controllo di Gestione” in ambito nazionale. Una volta realizzato il Progetto, mi dissi, tuttavia, che lo strumento non poteva produrre il risultato del miglioramento se non si appoggiava ad una acculturazione gestionale dei Dirigenti sull’uso del nuovo strumento.

Questo mi ha portato a lanciare un nuovo Progetto per la Formazione dei Dirigenti. Mentre io mi preoccupavo di predisporre il materiale necessario ad illustrare, con esercitazioni, il nuovo strumento di Gestione, gli Psicologi che mi affiancavano in tale attività mi continuavano a ripetere che era necessario un cambiamento di Cultura perché ci fosse una reale motivazione. Io non riuscivo a cogliere il profondo nesso che c’era, per avere della Cultura un’idea vaga, come tutti, legata al patrimonio specifico di conoscenze e nozioni organicamente legate fra loro che un individuo possiede o, al più, all’insieme dei valori, delle tradizioni e dei costumi che caratterizzano la vita sociale di un popolo. In senso lato mi risuonava in testa il termine “erudizione”. E, dunque, non riuscivo ad entrare appieno in qual che gli Psicologi mi volevano significare.

Nel Progetto di Formazione dei Dirigenti godevo della collaborazione consulenziale dell’illustre Pof. Giancarlo Trentin, ordinario di Psicologia presso l’Università degli Studi (Cà Foscari) di Venezia, autore di molti importanti testi, tra cui il voluminoso “Manuale di Psicologia”. Un giorno il Prof. Trentin, riconoscendo anche la mia preparazione psicologica e qualificandomi per questo come “post-ingegnere”, mi propose di redigere uno dei “Quaderni di Formazione Pirelli” – che allora rappresentavano un valido e qualificato supporto per chi si volesse aggiornare sul “Controllo di gestione” – attingendo al suo “Manuale di Psicologia”. Il nuovo quaderno era il 73esimo, titolato “Il colloquio in azienda”.

La redazione del Quaderno mi costrinse ad entrare più appieno nel maccanismo della Cultura ed era il 1991. Divenuto più consapevole dell’enorme importanza dell’elemento culturale nella conduzione aziendale, nel 1993 scrissi un libro di management che, unico nelle collane di libri sul management, riportava nel titolo la parola “affettività”. Il libro fu edito dalla Etaslibri con il titolo “Affettività e Potere nell’organizzazione”. Ero ormai addentro nel meccanismo della Cultura e, nel libro, dedicai più di 40 pagine per descrivere la Cultura nei suoi aspetti strutturali e dinamici con esempi di diagnosi organizzativa legate alla Cultura ed al Clima organizzativi.

Con la Competenza acquisita, immagino ora di pormi nei confronti della nostra classe politica dirigente allo stesso modo con cui gli Psicologi si ponevano inizialmente con me, consapevole della sua scarsa sensibilizzazione, come lo ero io allora, all’importanza della Cultura nella fattibilità e gestione del Cambiamento.

Ho cercato qui di sintetizzare struttura e dinamica del processo culturale, ma per quanto ho potuto non sono riuscito a farlo in meno di 16 pagine, corredate di schemi… 

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Published byMario Tancredi

Consultant in Consapevolezza

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