LA FATICA DI CRESCERE

LA FATICA DI CRESCERE

“… il senso del «dovere» … dell’uomo moderno… è intensamente colorato di ostilità contro l’io. La «coscienza» [quel che nel mio libro “Consapevolezza è meglio” ho connotato come “Giudice interiore” e diffusamente esemplificato] è un aguzzino, che l’uomo mette dentro sé stesso. Lo spinge ad agire secondo desideri e fini che egli ritiene suoi, mentre in realtà sono l’interiorizzazione di imperativi sociali esterni. Lo perseguita con rigore e crudeltà[1]

E, con “la nuova libertà che il capitalismo ha recato all’individuo… è diventato più solo, più isolato, è diventato uno strumento nelle mani di forze esterne soverchianti… confuso e insicuro. Ci sono stati fattori (di sostegno) che lo hanno aiutato a superare… questa sottostante insicurezza… il possesso di beni materiali… il prestigio e il potere… la famiglia… Questi fattori, che puntellavano l’io indebolito, vanno tenuti distinti dai fattori (di crescita) … libertà economica e politica di fatto, la possibilità dell’iniziativa individuale, la crescente illuminazione razionale. Questi ultimi fattori rafforzavano realmente l’io e portavano allo sviluppo dell’individualità, dell’indipendenza e della razionalità. I fattori di sostegno, invece, aiutavano soltanto a compensare l’insicurezza e l’ansietà[2]

Ecco una splendida, centrata fotografia di come il “Giudice interiore” ed i Condizionamenti fanno l’eziologia del mal-essere, ivi compresa la scissione dell’individuo che fa “conflitto interno” sottraendo energia vitale. Sarà necessario un intenso Lavoro di Consapevolizzazione per sgombrare tutte queste macerie che soffocano la libera espressione della potenziale energia vitale dell’individuo.

Ed ho, così, introdotto il tema della libertà, tanto rivendicata e sancita nelle Costituzioni degli Stati Democratici. Ma in realtà nessuno la vuole perché, come scrive Fromm, ci farebbe sentire soli, isolati, impotenti, confusi, insicuri… Questo fa sì che non appena ci si libera “DA” qualsivoglia vincolo, per effetto della destabilizzazione che ne consegue, in effetti, si corra alla ricerca di nuove, diverse “appartenenze” cui aggregarsi ed adeguarsi, per ritrovare un senso di rassicurazione e protezione. Anche per questa via, dunque, sarà necessario un intenso Lavoro di Consapevolizzazione per arrivare ad essere dei reali Adulti Consapevoli che, con coraggio e creatività, si prendano la libertà “DI” intraprendere, assumersi la responsabilità di sé, essere indipendenti, andare avanti, nonostante tutto… senza “appartenere” a nessuna religione in senso lato, se non la propria del restare sulla “giusta via“…

In definitiva, allora, è una gran fatica che i più non si sentono di poter affrontare, facendo scrivere a Jung: “oggi come allora sono un solitario, perché conosco e devo trattare cose che gli altri ignorano, e di solito preferiscono ignorare“, o meglio preferiscono evitare, aggiungo io. Il paradosso è che, poi, tutti costoro che in definitiva restano nello stato di Dipendenza infantile, criticano, si lamentano perché la “mamma” non dà loro la ‘pappa’ buona e subito, rimanendo pieni di ostilità verso gli altri e sé stessi.

E, intanto, c’è il lento ed inarrestabile degrado, lamentato da tutti, da cui non se ne può uscir fuori se a livello di Cultura sociale non si ingenerano e coltivano i fattori che fanno la crescita in Consapevolezza per arrivare ad essere dei reali Adulti autonomi, uscendo dalla Dipendenza infantile, perché, indipendentemente dall’età anagrafica, la gran parte degli individui restano bambini, a livello psicologico. Già Kant, nel 1700, osservava che «L’Illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a sé stesso. Minorità è l’incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di altri. La responsabilità di tale minorità va attribuita all’uomo stesso, quando la sua causa non risiede in una carenza di intelletto, ma dipende dalla mancanza di determinazione e di coraggio nel servirsene, appunto, senza la guida d’altri. Sapere aude!, “abbi il coraggio di servirti del tuo stesso intelletto!”. È questo il motto dell’Illuminismo» e, alla fine del XX secolo, l’altro ieri, Alice Miller ha scritto che «la maggior parte delle persone… vivono nella propria situazione infantile, irrisolta e rimossa» e nulla è cambiato, per quanto riguarda l’Umanità nella sua crescita, in ben 300 anni di post-Illuminismo. La maggior parte degli adulti, lo sono solo per età anagrafica, senza la corrispondente maturità spirituale.

E, così, non volendo affrontare la fatica di crescere, si resta nel Conformismo, vittime della Cultura sociale manipolata dal Sistema di Potere che ci vuole servizievoli ed ubbidienti, nella competizione permanente, scadendo nel Paradosso di ‘sfogarsi’ attraverso la critica, il giudizio, le lamentele, la rivendicazione delle pretese, fino ai capricci, connotate come diritti, racchiusi nel proprio individualismo senza nessuna attenzione per gli altri, la Comunità, soprattutto, com’era proprio del pensiero greco.

Ma il desiderio di crescere, espandersi è connaturato con la natura umana e preme da dentro inconsapevolmente e l’aver abdicato alla crescita, alla Ricerca, genera un conflitto interno “e in questa situazione conflittuale (ci) si ammala… psichicamente… (si) perde il proprio equilibrio, la consapevolezza di sé, la capacità di compiere scelte, non (si) sa più che cosa… sia bene o male (per sé)… Se ci votiamo alla superfluità… soffocheremo la ricchezza che ci portiamo dentro e che ASPIRA ad attuarsi[3], e, con grande probabilità, il mal-essere psicologico finisce per somatizzarsi e diventa mal-essere fisico.

Per concludere e sintetizzare, la fatica è inevitabile per effetto del paradosso psicologico: se non ci si impegna nel crescere si paga in mal-essere psicologico e fisico; se si decide per l’impegno, si opera la “Scelta”, nonostante tutto, di entrar nella “Selva oscura… che nel pensier rinnova la paura”, c’è da pagare in sofferenza, disagio, attraversare l’Inferno prima di poter raggiungere il Paradiso.

 

[1] E. Fromm; “Fuga dalla libertà”; 1970; p. 91.

[2] op. cit; p. 110, 111.

[3] E. Fromm: “L’amore per la vita”; 2007, p. 12, 13.

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Published byMario Tancredi

Consultant in Consapevolezza

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