IL NARCISISTA

IL NARCISISTA

La più dolorosa offesa affettiva che si possa fare ad un amante è dirgli: “Tu sei un Narcisista!” perché il Narcisista nelle relazioni d’amore è visto come il Diavolo.

Ci sono passato anch’io per quella che, per me, era solo ipomaniacalità, entusiasmo…

Ma, visto che la Realtà non procede per opposti distinti, ma compresenti in misura variabile nel tempo, ecco che il grande Fromm[1] fa ordine e chiarezza. Intanto c’è da notare che il Narcisismo è il rovescio della medaglia dell’Ego e, nella crescita spirituale, tutti i grandi Maestri hanno perorato il trascendimento dell’Ego. Osho scriveva che tutti gli Illuminati “sono d’accordo su un unico punto: bisogna lasciar andare l’Ego… Buddha dice: quando si lascia andare l’Ego non esiste alcun dolore…” (“L’arte di ricrearsi”). Buddha poneva l’attenzione sulla sofferenza reputata inalienabile nel suo primo principio. E se “non esiste alcun dolore” senza Ego, si riferiva, probabilmente, al dolore/sofferenza da frustrazione. Nulla considerava sul Nichilismo che viene a seguire che, pur se non porta dolore, non porta nemmeno vita, è necrofilo, non biofilo, scriverebbe Fromm. Una volta dismesso l’Ego, viene, infatti, a mancare lo “scopo” ed il “perché” che, scriveva Nietzsche, determina il Nichilismo. E, allora, c’è qualcosa che non va.

Possiamo approfondire l’analisi seguendo Fromm che scrive: “Il narcisismo (rovescio della medaglia dell’Ego) è una passione la cui intensità in molti individui può paragonarsi soltanto al desiderio sessuale e al desiderio di stare la mondo… potremmo sospettare che, come il sesso e la sopravvivenza, anche la passione narcisista abbia un’importante funzione biologica. A questa domanda si può dare una pronta risposta. Come potrebbe l’individuo sopravvivere se i suoi bisogni fisici, i suoi interessi, i suoi desideri non fossero carichi di molta energia? Biologicamente, dal punto di vista della sopravvivenza, l’uomo deve attribuire a se stesso un’importanza di gran lunga superiore a quella che dà a chiunque altro. Se non facesse così, da dove prenderebbe l’energia e l’interesse a difendersi contro gli altri, a lavorare per la propria sussistenza, a lottare per la propria sopravvivenza, a levare le proprie richieste contro quelle degli altri? Senza il narcisismo egli potrebbe essere un santo – ma i santi hanno un alto quoziente di sopravvivenza? Ciò che da un punto di vista spirituale sarebbe la cosa più augurabile – l’assenza di narcisismo – sarebbe la più pericolosa dal punto di vista terreno della sopravvivenza. Teologicamente parlando, possiamo dire che la natura doveva dotare l’uomo di un alto quoziente di narcisismo per renderlo capace di fare ciò che è necessario a sopravvivere. Questo è vero in special modo dal momento che la natura non ha dotato l’uomo di istinti ben sviluppati come ha fatto per gli animali. L’animale non ha «problemi» di sopravvivenza nel senso che la sua natura istintiva e profonda si incarica della sopravvivenza in modo tale che l’animale non ha da ponderare o decidere se vuol fare uno sforzo o no. Nell’uomo l’apparato istintivo ha perso molto della sua efficacia – quindi il narcisismo assume una funzione biologica indispensabile… Non c’è dubbio che l’estremo narcisismo individuale sarebbe un grave ostacolo a tutta la vita sociale. Ma se è vero questo, si deve dire che il narcisismo è in conflitto col principio della sopravvivenza, perché l’individuo può sopravvivere soltanto se si organizza in gruppi; difficilmente qualcuno sarebbe in grado di proteggersi da solo contro i pericoli della natura, né sarebbe capace di fare molti generi di lavori che possono esser fatti soltanto in gruppo. Si arriva allora al risultato paradossale che il narcisismo è necessario alla sopravvivenza, e al tempo stesso è una minaccia alla sopravvivenza. La soluzione di tale paradosso segue due direzioni: una è che il narcisismo ottimale serve alla sopravvivenza più di quello massimale, cioè a dire: il grado biologicamente necessario di narcisismo si riduce al grado di narcisismo compatibile con la cooperazione sociale; l’altra sta nel fatto che il narcisismo individuale viene trasformato in narcisismo di gruppo, che il clan, la nazione, la religione, la razza, ecc., divengono gli oggetti della passione narcisistica invece di quella individuale[2] e, dunque, un certo grado di Narcisismo (Ego) è necessario, sempre che sia contemperato con la socialità ed il rispetto che, affermava Kant, è la suprema virtù perché da essa discendono tutte le altre.

Quando mi davano del Narcisista, mi ero fatto un’auto-analisi, sempre aiutato da Fromm[3], che avevo articolato in tre punti:

  1. scrive Fromm: “Per il narcisista è reale e importante solo ciò che attiene alla sua persona, al suo corpo, ai suoi desideri, ai suoi pensieri; tutto ciò che è «esterno» viene sì percepito con i sensi e compreso con l’intelletto, ma rimane grigio, un puro oggetto del pensiero.”

In questa descrizione mi ci ritrovo pure. Non è problema di seduzione bensì del mettere gli altri sullo sfondo, “oggetti del pensiero”. MA, come insegna la Gestalt, quel che è sullo sfondo emerge in primo piano per interesse, stimolo, conoscenza, qualità non “rimane grigio, un puro oggetto del pensiero.” E io, quando dallo sfondo emerge interesse, stimolo, conoscenza, qualità, ci sono pienamente!!!

  1. prosegue Fromm: “Il narcisista non riesce ad amare; e non può neanche dire che ami sé stesso, ma tutt’al più che desidera sé stesso: egli è egoisticamente interessato a sé stesso, «pieno di sé». Per questa ragione non può neanche conoscere sé stesso, perché è d’intralcio a sé stesso, perché è talmente pieno di sé che né egli stesso, né il mondo, né Dio possono essere oggetto della sua conoscenza

E qui non mi ci ritrovo, per essere pervenuto appieno e profondamente allo Stadio della “Universalità/Religiosità” (v. articolo “La crescita spirituale”).

  1. E, ancora Fromm: “Senza dubbio il narcisismo ha le sue fondamenta biologiche; dal punto di vista dell’autoconservazione sembra necessario considerare la propria vita più importante di quella degli altri. Ciò spiega forse perché il narcisismo possieda tale forza e perché sia necessario uno sforzo costante per superarlo o ridurlo in misura sostanziale. Il contenimento del narcisismo è condizione indispensabile per l’amore e la conoscenza, ed è norma fondamentale comune al buddhismo, al giudaismo e al cristianesimo, anche se è espressa con nomi diversi

E, dunque, io sarò pure parzialmente narcisista, per quanto relativo ad “1”, non ci sono, per quanto relativo a “2”, e so ben contenermi, per quanto relativo al punto “3” e che non dipende da buddhismo, giudaismo o cristianesimo, ma semplicemente dalla Consapevolezza. E, peraltro, c’è delsano nel narcisismo, per quanto Fromm giustamente rileva più sopra in “Psicoanalisi dell’amore”.

Io sento di aderire a questo quadro de “L’Arte di vivere” che corrisponderebbe alla soluzione “una” riportata in “Psicoanalisi dell’amore”. Non mi piace ‘appartenere’ a gruppi, clan ecc. della soluzione “altra”.

Tornando a Buddha, se uno non vuol essere un Santo – nell’assenza di narcisismo/Ego, e con uno “scopo” e un “perché” che sono religiosi – e non vuol cadere nel “nichilismo” senza “scopo” e “perché” ha da conservarsi un po’ di narcisismo/Ego compatibile socialmente.

E, dunque e in definitiva, si tratta di osservare se il Narcisista ha integrato l’empatia ed il rispetto, dopodiché la connotazione di Narcisista non è più dispregiativa.

 

[1] candidato al premio Nobel per ben cinque volte, senza che gli sia mai stato riconosciuto, a mio parere per non amplificare la risonanza dei suoi lavori che portavano in conto anche i mali della Società e, dunque, rappresentavano una minaccia per il Sistema

[2] “Psicoanalisi dell’amore”; 1988; p. 96, 7.

[3] “L’Arte di vivere”; 1996; p. 92.

Mettete un

Published byMario Tancredi

Consultant in Consapevolezza

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