BOMBARDAMENTI

BOMBARDAMENTI

Sono nato durante la seconda Guerra mondiale e mi è rimasto nel sentire di quando, da bambino, scendevamo nel rifugio a seguito di un bombardamento preliminarmente segnalato dalle sirene. Mentre soggiornavo nel rifugio percepivo un clima di collaborazione, solidarietà, amorevolezza, che mi mancava quando ero in casa con i miei genitori. Ora, da adulto, posso considerare che quelle persone, nel rifugio, a fronte della possibile morte, abbandonavano i ruoli recitati nella loro vita fuori dal rifugio e vivevano pienamente la loro dimensione umana, rimanendo a contatto con il loro Cuore.

Nel considerare, ora, che la nostra vita si svolge per un periodo limitato, tra la nascita e la morte, mi viene da assimilare questa nostra permanenza sulla Terra al mio stare nel rifugio, da bambino. Anche in questo nostro vivere fortunato fuori dalla Guerra, per noi che ce lo possiamo permettere, quando, purtroppo, intorno a noi molteplici sono le Guerre che coinvolgono popolazioni inermi.

L’assimilare il nostro vivere allo stare come in un rifugio sotto i bombardamenti, viene dalla considerazione che, ora, questi bombardamenti non minacciano più il nostro corpo, ma la nostra Anima sotto forma di violenza, Squallore, caos, disordini, scontri verbali inconcludenti, giudizio, critica diffusi e via andare, determinando un Clima sociale che fa la “fatica di vivere”, al di là dei possibili drammi personali.

Se arrivassimo a far Consapevolezza che non siamo eterni e, altresì, a fronte di malattia, vecchiaia, morte siamo impotenti, e, dunque, precari, fragili, vulnerabili, la Situazione potrebbe essere ben assimilata a quella di stare nel rifugio sotto i bombardamenti e ci potrebbe, più naturalmente, sgorgare dal cuore, come ho sperimentato in quel rifugio sotto le bombe,  la collaborazione, la solidarietà, l’amorevolezza, la compassione (nel senso Buddhista) che potrebbero trasformare la “fatica di vivere” in un “piacere di vivere”.

Nel vivere qui ed ora, unico tamponamento della “angoscia esistenziale”, potremmo essere più piacevolmente occupati dal desiderio di Bellezza e di piacere, come i bambini alla vigilia della Befana, per renderne il senso…

“L’odio contrae il cuore e l’anima si restringe, la grazia lo espande e l’anima si dilata” scrive Alexander Lowen.

Anche qui si pone il problema del prendersi la responsabilità della propria Vita, uscendo dalla forte, pervasiva, totalizzante, Dipendenza che mantiene ognuno nella situazione infantile di aspettarsi la pappa “bell’è fatta” dal “Salvatore” di turno, sia esso l’amico, il Comune, il Governo…

Per concludere, quel che di più importante voglio rilevare è che nel nostro breve “intervallo” tra la vita e la morte, invece di “intrattenerci”, riempiendo il tempo di banalità, luoghi comuni, pettegolezzi, giudizi, lamentele, e via andare ed è il “sopravvivere” con, sottostante, il “che senso ha faticare, soffrire, costruire, pensare?”, potremmo “vivere”, anziché “sopravvivere”, riempiendo l’intervallo di curiosità, desiderio (di piacere, esplorazione, conoscenza etc.), Bellezza, sentendoci sbocciare dentro una potente vitalità che rinforza lo stare nel qui ed ora senza farci angosciare dal tenebroso futuro….

Published byMario Tancredi

Consultant in Consapevolezza