FOLLIA

FOLLIA

Ho trovato nella letteratura psicologica persone che avevano paura di divenire folli e non mi toccava. Un po’ di tempo fa, invece, l’ho sentita questa paura, come se mi sentissi sull’orlo della follia  latente sotto la punta dell’iceberg (connessa alla ferita del non amore che tutti abbiamo e di cui ho scritto nell’articolo «Le onnipresenti ferite del “non amore” e del “non riconoscimento”» ) che può sfociare in distruttività’ (con attivazione del Bambino Ribelle, da cui guerre, genocidi, stupri etc.) o in auto-distruttività (con attivazione del Bambino Vittima, da cui depressione, suicidi etc.), a seconda che la rabbia, la violenza venga rivolta verso l’esterno, i ‘nemici’ o verso l’interno, se stessi.

C’è, più sotto, il conflitto interno. Da una parte il Bambino in Shock, che dice: “non ce la faccio a fare tutto e bene, ad essere bravo, super, ed ho tanta paura che finisca male, in tragedia”. Dall’altra il Giudice interiore, e per esso la Società’, che dice: “devi essere bravo, super, saper fare tutto e subito e bene altrimenti finisci male”. Il conflitto interno alla fine può, così, esplodere nella follia agita e non più latente e di cui sopra (non a caso aumentano, da una parte, le guerre e, dall’altra, come nota l’OMS, la depressione sarà nel 2020 la seconda causa di malattia mondiale).

È solo grazie alla Consapevolezza che sono potuto salire di livello e tornare al volermi bene, alleggerendo e placando il trambusto. Peraltro, mi rendo conto di quanta energia vitale rimane imprigionata nella tenuta di questi conflitti. Il senso di quanto grande sia questa energia, lo possiamo dedurre dalla violenza e barbarie che possiamo osservare negli episodi di cronaca in cui distruttività ed auto-distruttività hanno preso il sopravvento sui “freni inibitori” che la Società, per proteggersi, ci ha fatto introiettare.

Va da sé che la risoluzione dei conflitti interni sottostanti ci permette di recuperare una gran quantità di ulteriore energia vitale che, prima, veniva assorbita dal conflitto interno, senza che ce ne accorgessimo (cfr. metafora di Freud sui ‘soldatini’). Tutta una tale energia porta alla Gioia. È quel che possiamo osservare nei bambini che sono ancora nel pieno della loro energia vitale, esenti da conflitti interni e nella Gioia.

Scrive, infatti, Carl Whitaker: “È molto importante che il terapeuta riconosca che là dove c’è VITA c’è FOLLIA. La vita non è l’adattamento sociale. La vita non è l’ora di terapia. La vita non è in nessun contesto interpersonale. La vita è l’espressione della totalità del sé, l’individuazione interiorizzata di una fierezza creativa e personale. È la negazione della schiavitù nei confronti della razionalità del conformismo, dei vincoli della cultura, del tempo, dello spazio e dell’angoscia”. (“Considerazioni notturne di un terapeuta della famiglia”)

Per farne poi una considerazione sociologica, non usciremo mai fuori dalle Guerre, dalla violenza sugli altri e su sé stessi, se non guarisce la ferita del non amore a livello universale. Scrive J. Welwood: «A livello collettivo questa profonda ferita (del non amore) nella psiche umana conduce a un mondo distrutto da lotte, stress e dissenso. Comunità e istituzioni sociali a ogni livello – matrimoni, famiglie, scuole, chiese, corporazioni e nazioni in tutto il globo – sono in difficoltà, divise tra loro. I mali più grandi del pianeta – guerra, povertà, ingiustizia economica, degrado ecologico – derivano tutti dalla nostra incapacità di fidarci l’uno dell’altro, di accettare le differenze, di instaurare un dialogo rispettoso e raggiungere la mutua comprensione. Pertanto tutta la bellezza e gli orrori di questo mondo hanno la stessa origine: la presenza o l’assenza di amore… Tutta la tragedia della vita umana deriva da ciò… le persone in cui l’amore fluisce liberamente non lanciano bombe. Il terrorismo, come la guerra, è un sintomo del distacco dall’amore che affligge il nostro mondo.» (“Amore perfetto, relazioni imperfette”; 2015, p. 23, 4).

Published byMario Tancredi

Consultant in Consapevolezza