TRASCENDERE L’EGO

TRASCENDERE L’EGO

Ho già riportato in altro articolo (“L’Ego, pro e contro”) sull’opportunità di trascendere l’Ego. Osho affermava che i più diversi Maestri possono aver percorso le più varie vie, ma tutti sono arrivati allo stesso risultato: trascendere l’Ego. Nell’articolo citato ho riportato un altro brano di Osho che scrive che tutti gli Illuminati “sono d’accordo su un unico punto: bisogna lasciar andare l’Ego… Buddha dice: quando si lascia andare l’Ego non esiste alcun dolore...” (Osho: “L’arte di ricrearsi”).

Come risultato del Lavoro di Ricerca esistenziale mi sembrava di aver trasceso l’Ego di tipo “operativo”, quando l’individuo, come nella maggioranza dei casi, è proteso sul mondo esterno in cui opera, con l’obiettivo di pervenire al successo ed alla ricchezza, e, dunque, ero stanco e nauseato dalla competitività, dallo scontro con gli altri e la Realtà e sentivo, per aver raggiunto lo Stadio della “Individualità” (v. articolo “La crescita spirituale”), di non aver da dimostrare niente a nessuno. In termini emblematici non avevo più voglia di costruire torri, piramidi, obelischi… “È il fine dell’uomo superare il proprio narcisismo (Ego)” (E. Fromm: “Psicoanalisi dell’amore”; p. 117)[1]

Ho però consapevolizzato che, come Ricercatore esistenziale, ero ancora nell’Ego, quello di tipo “spirituale”, proteso sul mio mondo interno, con l’obiettivo di consolidare la serenità, la saggezza, la completezza in me stesso, la “gioia di vivere”.

A primo impatto mi è sembrato di aver perso energia vitale, carica, con probabile senso di Regressione allo stato infantile che richiama le sensazioni provate ‘allora’, quando ero realmente bambino e/o adolescente, con un senso di impotenza e la paura di “non farcela” …

Perché l’Ego è anche un motore biologico che vale a darci energia ed interesse utili alla sopravvivenza ed alla gioia, mirando al perseguimento del risultato ed alla soddisfazione dei desideri, ma sono consapevole che una vita all’insegna dell’Ego è una vita senza amore…

Mi sono, dunque, soffermato a far Consapevolezza e mettere ordine in quel che sentivo mi turbava. Nel lavoro del far Consapevolezza ho intuito che al posto dell’Ego avevo da dar spazio e rilevanza al Potere Personale[2] riempiendo il senso di vuoto e insicurezza che avevo sentito all’inizio della fase di Trascendimento dell’Ego e recuperando il senso di centratura, radicamento dello Stadio della “Individualità”. È stato un rafforzamento del passaggio da Ego/Mente ad Anima/Cuore che già si era innescato nel raggiungimento dello Stadio della “Individualità” con apertura all’Amore reale, perché ero già arrivato finalmente al volermi bene e ad un dialogo amorevole con me stesso, in compagnia di qualcuno, qualcosa dentro di me, completo in me stesso, che fa della solitudine rifugio e ristoro, come notava Jung…

Quel che mi ha stupito è stato che la perdita del motore biologico dell’Ego, a latere della integrazione di fragilità e vulnerabilità che si era già consolidata, ha fatto emergere più in primo piano il senso di precarietà per la realtà e immanenza della malattia e morte evocando la paura di essere esposto senza riparo, potere. Il “sentire” che ne esce fuori è stato come quello della depressione, per cui, a posteriori, si può dire che le depressioni sono preparatorie al trascendimento dell’Ego… Perché, in effetti, nella depressione è l’Ego che, nell’incontrare l’insuccesso, genera senso di abbattimento, fallimento, impotenza… MA quel che mi ha stupito di più è stato il prorompere di Amore e desiderio sessuale!!!

[1]Forse mai questo principio viene espresso più radicalmente che nel Buddismo… La persona «ridestata» di cui parla l’insegnamento buddista è la persona che ha superato il suo narcisismo” liquidando “le illusioni del suo Ego indistruttibile” (op. citata)

[2] Il potere gerarchico (perseguito dall’Ego) è il potere che si ha sull’esterno, sull’avere risorse esterne disponibili ed al proprio servizio (e che induce, con buona probabilità, l’atteggiamento del pretendere), laddove il potere personale, si basa sul senso del proprio valore, di ‘potercela fare’, della fiducia in sé stessi e nella Vita, della connessione con gli altri e con la natura. È il senso del con gli altri e non su gli altri.

 

Published byMario Tancredi

Consultant in Consapevolezza