DA SCIENZA & TEOLOGIA a SCIENZA & PSICOLOGIA

DA SCIENZA & TEOLOGIA a SCIENZA & PSICOLOGIA

Non so quanti siano pienamente consapevoli che siamo composti di un “fare” e di un “essere”. Io stesso ricordo che più di 20 anni fa, al matrimonio di un caro amico, mi fu presentata una donna che viveva in Inghilterra e che, nella presentazione mi chiese: “tu chi sei?” ed io risposi: “Ingegnere”, al che lei: “ti ho chiesto chi sei e non cosa fai”. Io rimasi interdetto e imbarazzato, farfugliando qualcosa sull’essere amico di…, single e non so cos’altro, sentendo chiaramente che non avevo saputo rispondere alla domanda.

Così, molto spesso si fa confusione tra i due campi, aspetti. Io avevo traslato il fare sull’essere ed esempio emblematico dell’inverso, della traslazione dell’essere sul fare è la tipica frase che i due della Relazione, sia essa amicale o di coppia, si scambiano durante un diverbio: “dopo tutto quello che io ho fatto per te, tu ora…!”, spostando la “contabilità”, propria del campo del “fare” in quello dello “essere” dove l’amore, l’amicizia non sono soggette a contabilità. Il dare comprende il ricevere, sono un tutt’uno, quando è reale amore o amicizia.

Così pure, si trasla il linguaggio del “fare”, ovvero ‘operativo’, su quello dello “essere”, ovvero ‘relazionale’. Ad esempio prendo il giudizio. Esso trova tutta la sua validità nel campo operativo/razionale: se devo far passare un tavolo attraverso una porta è necessario il giudizio sulla larghezza della porta e del tavolo. In questo caso è bene stare nel giudizio, nel razionale. Non va bene, invece, ed è dannoso nel campo esistenziale/relazionale: se volete giudicare i vostri amici in quel che fanno/sono, cercando di far in modo che si adeguino ai vostri desideri, andrete incontro a dei problemi[1]. Sottostante il giudizio c’è il controllo, il desiderio di cambiare l’altro che si giudica. Il che non fa altro che deteriorare la relazione.

Questa distinzione tra i due campi del “fare” e dello “essere” è sfiorata anche da Eugenio Scalfari che su “L’Espresso” (25/6/17) scrive: “L’Io dunque è duplice. Ma spesso viene messo a tacere dal se stesso operativo. Questo è il vero e affascinante tema: due Io distinti tra loro e spesso contrapposti”. Lui li vede contrapposti, quando, in realtà, sono da integrare, restando la logica degli opposti confinata nell’area della razionalità, del pensare, quando lo “essere” si sviluppa soprattutto sul sentire, ben inteso appoggiato su una buona base cognitiva, di pensiero. È il Cuore che fa da leader e la Testa da scorta e non il viceversa e, come nella Realtà, gli opposti sono sempre compresenti, in misura variabile nel tempo.

Ora, nel campo del fare governa la Scienza che ha 2.500 anni di storia. Questo ha fatto una grandissima differenza rispetto al come stavamo da ‘primitivi’. Come ‘primitivi’ quando si era in presenza di tuoni e fulmini si correva terrorizzati a rifugiarsi nel fondo della caverna e si ‘inventavano’ gli dèi per tentare di alleviare le proprie paure. Oggi possiamo tranquillamente rimanere nel nostro piacere anche in presenza di tuoni e fulmini. A fronte del Mistero della “Natura” la Scienza ha fatto molta luce.

Nel campo dello “essere”, a fronte del Mistero dello “essere umano”, dovrebbe essere la Psicologia a fare luce,  governare, ma questa è appena nata l’altro ieri e non è ancora un cantiere tumultuoso di Ricerca, come la Scienza. Così, a fronte del disagio esistenziale, ci comportiamo ancora come i ‘primitivi’ correndo a rifugiarci in Chiesa. La Religione ha governato il campo dello “essere” da ben più dei 2.500 anni della Scienza. E finché la Psicologia non farà sufficiente luce ed alfabetizzazione sul Mistero dello “essere umano”, per il governo congiunto dei due campi avremo sempre Scienza & Teologia.

E, così, mentre la Scienza si è fatta strada nel campo del “fare” portandoci allo “stare bene” materiale che arbitrariamente viene chiamato Progresso, quando, in realtà, è solo Sviluppo, come aveva già ben distinto a suo tempo Pasolini. Progresso è quando si farà luce anche sul Mistero dello “essere umano” perché dal disagio esistenziale si passi ad un prevalente “sentirsi bene”. In assenza di Progresso stiamo rischiando l’Estinzione, a meno di una Mutazione, come quella che c’è stata tra il Paleolitico ed il Neolitico. La scommessa sta sull’umanizzazione dell’Umanità (“Che cosa faremo della nostra vita?” di Patrick Viveret, in “Come vivere in tempi di crisi” con Edgar Morin; 2010).

E, oggi, in tempi di crisi, appunto, l’accento si pone sulla sicurezza, bisogno prioritario insieme a quello di sopravvivenza. Ma la sicurezza è appunto minacciata dall’assenza di Progresso a vantaggio del solo Sviluppo e crescita economica che si persegue imperterriti, quando anche un bambino capirebbe che non ci può essere sviluppo infinito in un Sistema finito qual è la Terra. Il Club di Roma, nella seconda metà degli anni ’70, aveva proposto come paradigma l’Equilibrio invece che lo Sviluppo, ma è rimasto inascoltato, né che gli sia stata data visibilità.

Ci vorrà tempo perché la Psicologia acquisti la stessa autorevolezza della Scienza, quando la Psicologia marginalizzerà la Teologia e il governo dei due campi passerà a Scienza & Psicologia.

“La tecnica corre troppo e ci cambierà l’anima” esclama il cardinale Gianfranco Ravasi, 74 anni, teologo, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura (“la Repubblica; 25/6/17) incorrendo nello stesso errore di sovrapporre i due campi del “fare” e dello “essere”. Ma la Chiesa non ha interesse a che si faccia Progresso, per come l’ho delineato qui, perché, naturalmente, perderebbe il suo Potere. Non a caso si è parlato di oscurantismo nei secoli addietro…

[1] Una più chiara ed accettata distinzione tra linguaggio e campo operativo/razionale ed esistenziale/relazionale farebbe cadere la polemica tra scienza e umanesimo, tra economia e religione (che contesta l’efficienza, l’organizzazione etc. che appartengono al piano operativo) a vantaggio di una convivenza e integrazione con reciproco rispetto. In altre parole e in metafora, la matematica non ha niente a che fare con la poesia e viceversa, ognuna avendo le sue ragioni di esistere e necessità senza dover entrare in contrapposizione. C’è bisogno di entrambe, così come della testa e del cuore, del maschile e del femminile. I confini tra il tempo dell’intimità e il tempo degli affari sono, invece, molto spesso confusi e le due aree confluiscono l’una nell’altra.

Published byMario Tancredi

Consultant in Consapevolezza