ORDA SELVAGGIA: andata e ritorno

ORDA SELVAGGIA: andata e ritorno

 

 

Dall’Orda selvaggia proveniamo e ad essa stiamo tornando se non si arriva ad una presa di coscienza, Consapevolezza generalizzata… Einstein eufemisticamente connota solo in idioti i sopravvenienti, quando essi, nella probabile realtà, saranno dei violenti, sopraffattori ai danni della parte più debole. Caos, violenza, disordine è quel che prevedibilmente ci aspetta.

Da alcuni mesi, leggo sui quotidiani della ricerca dello “uomo forte” e recentemente, Eugenio Scalfari ha scritto: “Il Paese in queste condizioni diventerebbe ingovernabile con la democrazia e scivolerebbe inevitabilmente verso la dittatura” (“la Repubblica”; 14/5/17). Lo stesso, il 28/5/17, sempre su “la Repubblica”, torna a ribadire la sua previsione in modo più approfondito e ampio: «Papa Francesco… disse che tanti “Tu” diventano “Noi” e quando questo avviene quel “Noi” universale determina la rivoluzione… ma sta avvenendo l’inverso: il “Tu” regredisce allo “Io”. Un “Io” globale e cioè l’egoismo fatto persona. E siccome le persone sono dovunque e operano dovunque, il loro se stesso come unico o prevalente segno di valore provoca la chiusura della società globale… lo “Io” non è una soluzione, ma una regressione terribilmente negativa e se vogliamo vederne l’eventuale progressione ci troveremmo di fronte a una generale anarchia e al pericolo che ne deriva, cioè l’avvento della dittatura».

Nel contempo Patrick Viveret (“Che cosa faremo della nostra vita?” con Edgar Morin in “Come vivere in tempo di crisi?”; scritto fin dal 2010) ipotizza l’Estinzione, a meno di una Mutazione, come quella che c’è stata tra il Paleolitico ed il Neolitico (cfr. articolo su questo Blog “Estinzione o Mutazione?”). Una Mutazione che si gioca sulla scommessa del come accedere a un grado di umanità qualitativamente superiore. La posta in gioco, scrive Viveret, è quella di “crescere in umanità”!

Già nel 2002, con la sensibilità di una donna buddhista, Thubten Chodron (“Lavorare sulla rabbia”) scriveva: “sono convinta che la continuità di una specie non sia assicurata dalla sopravvivenza dei più forti, ma dalla sopravvivenza dei consapevoli” e le speranze di Viveret e della Chodron sembrano convergere, in quanto il primo auspica “l’umanizzazione dell’Umanità” che può passare solo attraverso il far Consapevolezza.

Si continua a celebrare la forza, l’Ego, ed anche la Pubblicità, che cerca di cogliere la più parte degli ascoltatori, non fa che coltivare e sollecitare l’Ego, nel messaggio subliminale di dover essere ‘super’ per ottenere amore, riconoscimento, successo!!! E, così, si rinforza la “Cultura del Narcisismo” (con i suoi capricci e pretese infantili, espliciti o sotterranei)!!! Tutto questo non fa che creare valanga, in un molto probabile prossimo venturo precipitare nell’Orda Selvaggia, con problemi di difficilissima soluzione, con riferimento alla sicurezza ed all’ordine sociale. Piccolo, emblematico segnale di questa paura, inconsapevolmente percepita, è il l’esplosione del populismo in cui la gente cerca, di ‘pancia’, protezione e rassicurazione.

Sono Consapevole che ognuno vive come in una Gabbia psicologica che il Sistema sociale gli ha costruito dentro (il “poliziotto interiore”). il Sistema ha tutto l’interesse, il “dovere” di metterci in Gabbia/Scatola per evitare il caos, il disordine, la violenza gratuita ed altro di negativo che ci sarebbe. Abbiamo raggiunto un minimo di sicurezza uscendo dall’ORDA SELVAGGIA che eravamo, come esseri primitivi proprio grazie a questa Gabbia in cui viviamo. Il combinato disposto di Stato e Religione ha fatto Sistema ed anche la Religione ha interesse a che gli individui restino nelle loro Gabbie, per avere ‘pecore’ al suo seguito, perché se le pecore conquistano la Consapevolezza, la Libertà… l’ovile rimane vuoto. Freud che sapeva ‘vedere’, ha scritto: “l’uomo ha barattato la felicità per un po’ di sicurezza“!!! E, così, viviamo stando nella Gabbia/Scatola per avere un po’ di sicurezza, avendo perso il sentire di tutta la nostra vitalità, sessualità, gioia…

E, però, il Progresso umano del volersi sentir bene si impone da solo ed in ogni caso, non importa se ci sia l’alternativa dello Sviluppo o no, che faccia lo star bene materiale. Se pensiamo alle Generazioni che ci hanno preceduto, possiamo constatare quanto, quelle, siano rimaste più osservanti, nelle loro Gabbie/Scatole imposte loro dal Sistema. A partire dal ’68 ci si è voluti, più o meno consapevolmente, liberare da tali Gabbie/Scatole e, pian piano, la pressione sociale e dal basso sul Sistema sta lentamente sgretolando quelle Gabbie/Scatole di contenimento o “freni inibitori” come si usa chiamarle.

Galimberti allarga il problema, nello scrivere, su “D le Repubblica” del 29/10/16: «un peccato è mortale solo se è compiuto con “piena avvertenza” (capacità di intendere) e “deliberato consenso” (capacità di volere). Ma l’ordine religioso e quello giuridico non tengono finora conto della “capacità di sentire”, cioè che nel compiere il suo gesto il soggetto avverta una risonanza emotiva della sua azione… Mi piacerebbe sapere se soggetti del genere avvertano la differenza tra il parlar male di un professore o prenderlo a calci, tra corteggiare una ragazza o stuprarla. Perché se non avvertono questa differenza, allora sono privi di una facoltà fondamentale che non è né l’intendere né il volere, ma il “sentire”».

E se allora vengono a mancare quelle Gabbie/Scatole psicologiche o “freni inibitori” e viene meno anche la capacità di “sentire”, cosa può salvarci dal dilagare del caos e della violenza prossime venture? Le Leggi? Una nuova e sempre più benfatta Costituzione? Belle parole? E ci perdiamo nel parlarci addosso su questo??? Come se l’organo creasse la funzione e non il viceversa…

Con un po’ di Consapevole preveggenza possiamo allora intravedere l’esito di un tal processo se non governato con una Educazione alla Consapevolezza. Nell’uscire dalle Gabbie/Scatole, dal predominio della Ragione cui l’Illuminismo ci ha portato, si rischia di passare all’estremo opposto, finora rimosso, e cioè di tornare al predominio degli Istinti, all’Orda selvaggia da cui proveniamo. Ed i casi di cronaca, con il dilagare della violenza, confermano.

Di questo, pur senza essere consapevoli delle dinamiche in gioco, la popolazione ha paura, nel suo naturale sentire la precarietà a fronte, se non altro, della Vecchiaia, della Malattia e della Morte. Ed ecco, allora, l’esplosione dei partiti populisti, da cui ci si illude di ottenere un po’ più di protezione e sicurezza. E se allargo il discorso intravedo che, su tale strada e con tale paura, si può finire anche nella Dittatura, sempre con l’illusione di sentirsi un po’ più protetti dalla paura di violenza, disordine, caos. Come notato da Scalfari, in apertura.

Diventa, allora, essenziale richiamare alla responsabilità, nella rivendicazione di diritti, libertà, pretese (quando non c’è assunzione di responsabilità e rispetto del Prossimo diventa solo caos e violenza che non garantisce nessuno) per evitare gli opposti e guadagnare l’equilibrio. Il primo compito che fa carico ad ognuno è il cercare di essere Cittadini responsabili e Consapevoli, conquistando la relativa Competenza.

Anche per Vivere, Amare, essere Genitori, Cittadini responsabili ci vuole Competenza, come in un qualunque altro Mestiere. E se per l’esercizio di un Mestiere entrano in ballo le responsabilità individuali e dello Stato, per quel che più conta nella Vita, che ho sopra menzionato, nessuno si prende la relativa responsabilità di conoscere, imparare, fare esperienza, mentre dilagano i ‘drammi’ sociali.

Scrive lucidamente e realisticamente Galimberti (“Il segreto della domanda“; p. 42): “Un mezzo è un mezzo se adeguato al fine che vuol raggiungere, perché se è inadeguato, non è più un mezzo. Allo stesso modo un fine è un fine, e non un sogno, se i mezzi per conseguirlo sono disponibili oggi e non chissà quando“. Ora il fine della Felicità, riportata anche nella Costituzione Statunitense, fa parte del Sogno perché la Felicità è episodica, non può essere uno stato permanente, pena l’essere connotati come “maniacali”. Un fine che possa mantenersi stabilmente può essere quello di una serafica serenità e beatitudine, un fine realistico e realizzabile in questa vita e non chissà quando (magari nella Vita ultraterrena, come pongono i cristiani), sempre che, come mezzo, si faccia Ricerca esistenziale per crescere in Consapevolezza.

La crescita in Consapevolezza ci fa com-prendere, in primis, quanto siamo irretiti dai Condizionamenti/Gabbie (ricevuti da genitori, scuola, religione, figure autorevoli della nostra infanzia, mass media etc.) con i relativi “modelli” che sono basati sullo “Avere” (una Famiglia, un partner, dei figli, del denaro, successo etc. solo funzionali al consumismo, imposto dal Capitalismo) che, come mezzo, non sono assolutamente adeguati al fine suddetto della beatitudine e serenità del “sentirsi bene”. La Consapevolezza sposta l’attenzione sullo “Essere”, al di là dello “Avere” per quanto attiene la sopravvivenza, e non a caso il grande E. Fromm (candidato cinque volte per il Nobel) ha scritto: “Avere o Essere”. E, ripeto con insistenza, la Ricerca Esistenziale per crescere in Consapevolezza, è il solo mezzo adeguato!!!

A seguire c’è da intraprendere il “Viaggio” che Dante ha così genialmente metaforizzato nella sua “Divina Commedia”, entrando nella “Selva oscura” che, di norma, si evita per paura, e poi affrontando l’Inferno, come sofferenza (in ogni caso ineludibile, per come sostenuto dal Buddha), fino a scorgere una qualche luce che ci porta in Purgatorio, quando nel buio della sofferenza si accende la luce della speranza, con alleggerimento della sofferenza, e, finalmente ri-nascere con l’arrivo in Paradiso, tornando “a riveder le stelle”. “E dove prima c’erano soltanto il temuto senso di vuoto o le temute fantasie grandiose, ecco dischiudersi un’inaspettata ricchezza di vitalità. Non si tratta di un rimpatrio, perché non c’era mai stata una patria, ma della scoperta di una patria” (A. Miller: “Il dramma del bambino dotato”, p. 28).

La ri-nascita, il recupero del contatto con l’Essenza libera dalla sensazione di essere fatti male, di possedere dentro qualcosa che non funziona, come di sentire un ‘buco’, corrispondente ad un senso di vuoto, mancanza che si tende a compensare con le fantasie grandiose o ad evitare di sentire o a riempire dall’esterno entrando in reazione ogni volta che l’esterno delude le aspettative. Con la ‘liberazione’ si può arrivare a sentire una libertà interiore, appunto, e una forza tranquilla e centrata che fa la patria, il senso di essere tornati a casa, la Consapevolezza del senso reale e radicato del proprio valore e della propria unicità.

Perché, come riporta Krishnananda (“A tu per tu con la paura”): “la ricerca del paradiso è la ricerca del ritorno alla tua infanzia. Naturalmente il tuo corpo non sarà più quello di un bambino, ma la tua coscienza può essere pura come la coscienza di quel bambino. Il segreto del percorso mistico è tutto qui: renderti di nuovo un bambino, innocente, non inquinato da alcuna conoscenza, privo di qualsiasi sapere, eppure consapevole di tutto ciò che ti circonda, con una profonda meraviglia e un senso di mistero che non può essere demistificato” (Osho – Satyam, Shivam, Sunderam). Carl Rogers (“Potere personale”; p. 218) conferma: “ho riscontrato che il funzionamento della persona psicologicamente matura è simile per molti aspetti a quello del bambino…e che la persona matura, come il bambino, crede nella saggezza dell’organismo e la usa, con la differenza che è in grado di farlo coscientemente”. Lo stesso afferma Fromm: “Dobbiamo tornare fanciulli…, ma nel tornare fanciulli noi siamo, allo stesso tempo, non fanciulli, ma adulti pienamente sviluppati… cresciuti fino a farsi fanciulli” (“L’Arte di amare”; p. 136).  E Gesù non diceva che per poter entrare nel regno dei cieli è indispensabile essere come bambini??

Alla fin fine, nell’essenza, non si tratta più, tanto e nemmeno, di pervenire alla Verità (forse che una rosa o una farfalla si pongono il problema di cercare la Verità e il senso della loro esistenza? Vivono e basta, ricavandone piacere ed energia vitale, stando nella quiete esistenziale), quanto di Vivere, voler arrivare alla “gioia di Vivere“, al vero Sé… Il non partire, per quieto vivere, a me ha sempre, fin da piccolo, dato il senso di suicidarsi, giorno dopo giorno, per la Paura di morire (se ci si mette in Viaggio) … Questo è un punto fondamentale nell’articolo “Una mappa per orientare il viaggio interiore“, quello della “Scelta“… “nel mezzo del cammin di nostra vita” ed avere il coraggio, non la Pazzia, di affrontar “La Selva oscura“…

Non ci resta che metterci in Viaggio, pena l’auto-distruzione…

Mettete un

Published byMario Tancredi

Consultant in Consapevolezza

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