UNA VITA DA VITTIMA, ovvero sulla IMBECILLITA’, il TERRORISMO ed il CYBERBULLISMO

UNA VITA DA VITTIMA, ovvero sulla IMBECILLITA’, il TERRORISMO ed il CYBERBULLISMO

Nel mio ultimo libro “Consapevolezza è meglio” (scaricabile gratuitamente alla voce “Il libro” del Sito) ho più dettagliatamente descritto due dei “Personaggi” presenti nel Condominio del mio nucleo interiore: la “Vittima” ed il “Ribelle“. In sintesi, nella mia memoria emozionale il processo di socializzazione, educazione, cui sono stato sottoposto mi ha lasciato un senso di mancanza di amore, di contatto, sostegno, da una parte, e di oppressione per severità, regole, punizioni, divieti, dall’altra. Mi ha così lasciato dentro una scissione tra una parte addolorata che ha voglia, bisogno di contatto, coccole, sicurezza e una parte insofferente che ha voglia, bisogno di essere lasciata in pace, di libertà. La parte addolorata ha un sentire, un’energia che è un po’ quella dell’orfanello, della “Vittima”, per quel che non ha ricevuto e che ha patito. La parte insofferente ha invece un’energia che è un po’ quella del “Ribelle”, per i soprusi che sente di aver subito. La prima più tendente a chiudersi su se stessa o a chiedere, quando si apre all’esterno; la seconda più pronta ad agire, imporsi all’esterno. Mi piace immaginare queste parti, che nella sostanza sono delicate, vulnerabili e istintive, come due bambini che, nel libro, ho definito, appunto, rispettivamente e metaforicamente, il Bambino Vittima (BV) e il Bambino Ribelle (BR).

Circa la dinamica con cui queste due Parti si attivano, ho potuto notare che talvolta, ad esempio, l’energia del mio BR che sente rabbia, insofferenza, con la voglia di sfidare l’autoritarismo oppressivo, passa attraverso una sublimazione del mio “Giudice interiore” (altro membro del Condominio interiore), che dice che a fare il bravo si ha successo, e, all’insegna del “vi farò vedere io quanto sono più bravo di voi!”, dà vita ad un comportamento da Guerriero, attivista, provocatore, che propone ed avvia progetti innovativi di cambiamento dell’esistente, dimostrato inadatto e insoddisfacente. Altre volte il bisogno di amore del BV viene raccolto e trasformato, sempre dal Giudice interiore che dice che è ‘nobile’ occuparsi degli altri, per cui si attiva un comportamento da Salvatore che si prodiga ad aiutare gli altri (immaginando l’amore che otterrà in ritorno, in una visione contabile/commerciale dell’amore).

Mi soffermo qui sulla parte della “Vittima” per portare avanti, al di là dell’analisi personale, considerazioni sociali che possano contribuire ad una palingenesi della Cultura psico-sociale. Se ci fermiamo a riflettere per un momento, possiamo notare come questa Parte della Vittima venga alimentata e rinforzata lungo tutto il corso della nostra vita. Da piccoli ed adolescenti non potevamo che subire, non avendo disponibili alternative e risorse per evitarlo, poi, una volta divenuti adulti (solo anagraficamente) siamo entrati in società per lavorare e socializzare. Anche come adulti abbiamo dovuto conformarci alle regole lavorative e sociali, per non essere estromessi, e, dunque, abbiamo contribuito a rinforzare il sentire da Vittima. Nella tarda età sono intervenute malattie e vecchiaia cui, certo, non potevamo opporre alcuna resistenza e, ancora, abbiamo dovuto subire, con ulteriore rinforzo del sentire da Vittima con una qualità energetica che, infatti, nella vecchiaia appare più evidente.

Dunque, che ne siamo consapevoli o no, ci portiamo dentro un gran sentire da Vittima. Una conferma indiretta, se ci voleva, viene da Schelling, riportato da Maurizio Ferraris nel suo “L’imbecillità è una cosa seria” (p. 75), nello scrivere che: «di un aiuto ha sempre bisogno l’uomo»…

Ne consegue che l’essere umano accumula energia di ribellione (BR), rabbia implosa che freme e non vede l’ora di ‘sfogarsi’ e, quando saltano i cosiddetti “freni inibitori” (gestiti dal “Giudice interiore”), diventa distruttività e auto-distruttività (“muoia Sansone con tutti i Filistei”), fino all’imbecillità del «¡ muoia l’intellighènzia ! ¡ Viva la morte !» (op. citata, p. 55), indifferente ai valori cognitivi ed all’istinto di sopravvivenza… 

Tutto questo avviene all’interno della Cultura Occidentale/Capitalista in cui c’é la celebrazione del dover essere ‘super’, lo “uomo che non ha bisogno di chiedere mai”, la lotta per il potere gerarchico. Strettamente correlata con la lotta per il potere gerarchico (tutt’altra cosa rispetto al potere Personale)[1] c’è l’ipertrofia dell’Ego

L’Ego è come un “falso Io” che si ‘gonfia’ o si ‘sgonfia’ per effetto dell’approvazione o disapprovazione sociale (o del proprio Giudice interiore). Si gonfia quando si sente il più bravo, il più forte, il più, più… e reagisce fortemente quando si sente minacciato di svalutazione. È estremamente suscettibile. Possiamo immaginare e constatare, guardando a molti dei personaggi pubblici, come sotto l’aura del Potere ci sia un forte Ego. L’Ego ama, infatti, il potere gerarchico che rappresenta come una droga psicologica e permette una autostima superficiale derivante dai tributi esterni ricevuti. Molto spesso ci può essere il ricorso alla vera e propria droga della cocaina il cui uso, infatti, si va sempre più diffondendo.

C’è da notare che anche nella Pubblicità, che cerca di cogliere la più parte degli ascoltatori, si coltiva e sollecita l’Ego, nel messaggio subliminale di dover essere ‘super’ per ottenere amore, riconoscimento, successo!!! E, così, si coltiva la “Cultura del Narcisismo”!!!

Tutti sono, dunque, tesi ad emergere, apparire, e, se si hanno meriti cognitivi ed intellettuali, questo fa lo Sviluppo scientifico e tecnologico dello stare bene materiale che c’é stato finora, tutt’altra cosa rispetto al Progresso che porta in conto anche l’elemento umano – nei suoi aspetti di cultura, relazioni sociali, modi di vita e di essere –, che consenta un sentirsi bene, o perlomeno meglio.

I problemi nascono quando si ha a che fare con la diffusa imbecillità (Schopenhauer sosteneva che i cinque sesti dell’umanità corrispondono a “babbei” e, dunque, “Si sappia che le menti mediocri sono la regola, le buone l’eccezione, le eminenti rarissime e il genio un miracolo”) per la quale l’attuale disponibilità del WEB rappresenta una facilmente accessibile risorsa per soddisfare il desiderio di emergere, il forte bisogno di “Riconoscimento” (cfr. Maslow) che caratterizza una Cultura sociale centrata sull’Ego. E, così, assistiamo ai diffusi fenomeni di cyberbullismo, in cui non c’é da farsi carico nemmeno del ‘metterci la faccia’, é gratuito… E il cyberbullista può contare sulla tacita complicità del gruppo che tace, in ossequio al suo ‘sentire’ da Vittima che non ha il coraggio e l’energia per contrastare e responsabilizzare il colpevole…

In una platea, poi, di emarginati e depressi (per miseria e frustrazione del bisogno di “Riconoscimento”), é facile che il combinato disposto di distruttività, auto-distruttività e bisogno di “Riconoscimento” dia luogo al fenomeno del Terrorismo

 

 

 

 

In conclusione non si può inseguire la soluzione dei problemi connessi al cyberbullismo ed al terrorismo se non li si inquadra all’interno della Cultura Occidentale/Capitalista centrata sull’Ego. In questo contesto e salendo di livello logico si può considerare che, come ho già riportato in “Caos e paura”, il Terrorismo, al di là del negativo del suo orrore, paradossalmente offra il positivo di rappresentare l’Opposizione mondiale al Capitalismo, di mettere l’Occidente di fronte alle sue responsabilità, al suo non saper prevedere per poi dover ricorrere al tentare di provvedere ai vari e più diversi sintomi, nascondendo le sue responsabilità dietro la solita ricerca del ‘colpevole’…  

 

 

 

 

 

 

[1] Ricordo qui, come già riportato ne “La crescita spirituale”, che il potere gerarchico è il potere che si ha sull’esterno, sull’avere risorse esterne disponibili ed al proprio servizio (e che induce, con buona probabilità, l’atteggiamento del pretendere), laddove il potere personale, si basa sul senso del proprio valore, di ‘potercela fare’, della fiducia in sé stessi e nella Vita, della connessione con gli altri e con la natura. È il senso del con gli altri e non su gli altri.

 

Published byMario Tancredi

Consultant in Consapevolezza