POST-VERITA’: ovvero la forza del web

POST-VERITA’: ovvero la forza del web

Sento anzitutto l’urgenza di fare una premessa che mi preme ed è funzionale a quel che scriverò dopo: il misconosciuto Maslow rimane per me un riferimento importante nel far Consapevolezza e, al di là delle critiche che può aver a suo tempo ricevute per voler semplificare eccessivamente i bisogni dell’uomo, quel che mi stupisce grandemente è che nessuno dei grandi Ricercatori spirituali lo abbia portato in conto. Mi azzardo a ipotizzare che Jung nel suo cercare l’individuazione e l’accesso all’anima non si sia avvalso del lavoro di Maslow, che, peraltro, apparteneva al suo tempo, di 33 anni più giovane di lui. E Maslow con l’aver messo in cima alla sua piramide il bisogno di “Auto-realizzazione” aveva grandemente ‘illuminato’ il percorso.

Ora il bravo Maurizio Ferraris, in un chiaro e denso articolo apparso su “la Repubblica” del 30/4/17 dal titolo “Perché dobbiamo chiamarla così”, mi introduce alla nuova fioritura, emergenza delle post-verità come filiazione del postmoderno filosofico. Scrive Maurizio Ferraris che: “in qualche modo, talvolta perverso, le idee possono realizzarsi nel mondo, spesso in maniera imprevista e indesiderata, ma si realizzano, in altre forme e contesti, e magari con esiti catastrofici. La post-verità politica come compimento del postmoderno filosofico è un esempio luminoso di questo principio… quando Baudelaire e Théophile Gautier si trovavano in un nobile palazzo decaduto sull’Ile Saint Louis a fumare hascish, era pittoresco; ma se sospettate che lo abbia appena fatto il pilota del vostro aereo, lo è molto meno. Nel passaggio dal postmoderno al populismo e di qui alla post-verrità è andata pressappoco così” … Il web ha dato voce “a milioni di di verità individuali, di deliri della presunzione (avrebbe detto Hegel) o, se preferiamo, di post-verità” …

La considerazione che me ne viene, tenendo conto dei bisogni di “appartenenza” e di “Individuazione/Riconoscimento” precisati da Maslow, è che se l’istituzione della “Famiglia” ha fatto la soddisfazione di massa del bisogno di appartenenza, ora il web fa la soddisfazione di massa del bisogno di individuazione/riconoscimento e chiunque esprimendo sul web un semplice “và a cagher” sente di aver soddisfatto il suo bisogno di individuazione/riconoscimento. Da qui la forza del web!!!

Prosegue Maurizio Ferraris: “Che l’umanità sia intenta a pensare con la propria testa, più di quanto non sia avvenuto in qualunque altro periodo della storia, è comunque una grande conquista. Resta da fare ancora uno sforzo, quello che ci ricordava Kant quando sosteneva che l’Illuminismo non è solo il pensare con la propria testa, ma anche nell’essere capaci di mettersi nella testa degli altri. L’analisi della reputazione (quella che i filologi chiamavano critica delle fonti) e il fact checking, ossia il controllo delle informazioni, sono rimedi ovvi ma insufficienti alla post-verità, perché suppongono una umanità interessata a sapere il vero, laddove la situazione è molto più complicata e, di nuovo, perversa. L’umanità, infatti, non è interessata a sapere il vero, ma ad avere ragione e a trovare conferma delle proprie convinzioni, ossia si è appropriata, in un momento di intensa democratizzazione, delle prerogative delle élite… Io sono io, ecco il refrain che sta alla base di una inflazione di verità fai da te (proprio come, invece, al tempo delle ideologie, c’era una sola verità che costituiva articolo di fede per immense comunità)” …

Non a caso, allora e consonanti con me, leggo Post di qualcuno che scrive: “Piantiamola di scrivere del banale, a che serve per il cammino che stiamo facendo o vorremmo fare?”

Published byMario Tancredi

Consultant in Consapevolezza