UNA MAPPA PER ORIENTARE IL VIAGGIO INTERIORE

UNA MAPPA PER ORIENTARE IL VIAGGIO INTERIORE

Sono curioso di conoscere l’effetto che vi fa, se vorrete essere così gentili da farmelo sapere. Ho messo in schema i possibili percorsi che si possono praticare per ‘arrivare’ o non partire affatto. Sono soddisfatto di aver condensato 35 anni di ricerca in un foglio A4 ed ora mi resta la curiosità…

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Era il 19 luglio 2015, quando scrivevo quel di cui sopra, nel pubblicare il solo Schema, e constato, con un sorriso, che non c’è stato nessun commento per poter procedere insieme! Strano, mi dico, ne potrei ricavare qualche considerazione socio-amicale… Sento anche il piacere di poter essere di aiuto, confermato, mi sembra, dall’assenza assoluta di commenti o considerazioni. Dunque ripubblico.
Come post-ingegnere che ama gli schemi perché sintetizzano pagine e pagine di scrittura, mi faccio scrittore per illustrare, sperando di poter contribuire: nello spiegare che non coincide con il capire. Mi ricorda un caro amico che, scherzando, mi diceva: “io te lo posso spiegare, non te lo posso far capire!”. Certo che ora diventa lungo e può incontrare l’insofferenza di chi immagina di annoiarsi o perdere troppo tempo a leggere tutto, in questo nostro “nuovo mondo” in cui tutto va di corsa, non c’è tempo da perdere, il piacere è altrove…

Percorro lo schema partendo da sinistra in basso per salire, seguendo le diverse alternative, e ridiscendere in basso sulla destra.

Nasciamo e siamo Luce, Essenza, Vitalità, Spontaneità, Autenticità, Creatività… Ed inizia il processo “educativo” cui Genitori, Insegnanti, Religiosi, Scuola, Amici & Parenti, la Società in genere, ci sottopone per farci diventare esseri sociali, in un contesto applicativo-produttivo, senza disturbare più di tanto. Veniamo messi in scatola, come vuole il Sistema produttivo, per essere al servizio del Sistema stesso.

Con il crescere, in ragione di tutte le condizioni poste per la nostra socializzazione, si forma, nella Mente del bambino, prima, e dell’adolescente, poi, una sorta di Giudice interiore (Super-Io) con tutte le sue prescrizioni (che lo strutturano psicologicamente, come a formare una specie di Codice Civile interno, introiettato, così come la collettività è retta, al suo interno, da un analogo Codice) e plasma, ognuno, sul “come dovrebbe essere!”.

Con il che ci portiamo sempre dentro una voce interiore che si chiede: “vado bene o vado male?”, determinando le nostre emozioni di soddisfazione, grandiosità o avvilimento, abbattimento, a seconda che ci rispondiamo “” o “no”. E restiamo sempre e comunque guidati dal Giudice interiore, nel nostro pensare e comportarci, con le conseguenti emozioni che ci derivano da contatti, Relazioni, interscambi che abbiamo con l’Esterno, quel che ci circonda e con cui abbiamo a che fare e, non ultimo, con noi stessi, nel nostro dialogo interiore. Siamo in quello che viene definito come Falso-Sé.

Con il passar del tempo ed in numero sempre crescente, però, iniziamo a chiederci che senso abbia la Vita che stiamo conducendo, con il che si pone il problema di una “Scelta”.

Possiamo rimanere al calduccio nel Sistema, restando Dipendenti, come sonnambuli, scrive Osho, e, bene o male, barcamenarci nella Sofferenza, inalienabile per come sosteneva il Buddha, chiedendo protezione agli Dei e cercando di compiacere il Sistema perché ci faccia sentire protetti, accettati, riconosciuti.

Oppure, altra scelta, diventiamo Contro-Dipendenti, Ribelli, non volendo più subire le “regole” prescrittive del Sistema. Entriamo nell’Assunto del “faccio tutto da solo, non ho bisogno di nessuno!”. Nella sostanza, che si sia Dipendenti o Contro-Dipendenti, si resta psicologicamente Bambini, nonostante l’età anagrafica, (molto spesso testardi, pieni di pretese, canalizzando in questo la propria Rabbia repressa, per essere nella fase della Contro-Dipendenza), convinti caparbiamente di essere “Adulti”, in Realtà posseduti, identificati con il proprio Giudice interiore, attraverso cui si rimanda all’altro/a con cui si è in Relazione, la rivendicazione della soddisfazione delle proprie rispettive pretese, bisogni, attraverso critiche, giudizi, interpretazioni, colpevolizzazioni etc. che non fanno che rendere sempre più difficile ottenere la soddisfazione dei propri rispettivi bisogni, in una spirale distruttiva ed auto-distruttiva che non può che portare alla separazione. Peraltro e nella propria identificazione con il Giudice interiore, non si fa che proiettare il proprio Giudice interiore sull’altro/a, accusandolo/a di criticarci, giudicarci, magari severamente, e si resta in una escalation di Discussione, nella ricerca e reciproca attribuzione delle ‘colpe’, che non porta da nessuna parte, con nessun risultato se non quello della separazione con ricerca di un nuovo partner, restando così, in una coazione a ripetere, in un circolo vizioso che si ripete continuamente.
In questo Stadio non si vuole nemmeno accettare la inalienabile Sofferenza, cercando di farvi fronte con letture, le più varie e utili ad evitarla attraverso la conoscenza, la partecipazione ad esperienze di Gruppi psicoterapeutici, l’immersione nei social-network e così via, restando nel “Miraggio” di poter arrivare ugualmente a purificarsi senza troppo soffrire.

Oppure, ancora e se si è nel coraggio dell’intelligenza, si affronta il “Rischio” di abbandonare il Sistema protettivo per mettersi in Viaggio, affrontando l’insicurezza, la paura, l’isolamento, la vergogna e tutte le difficoltà che il Sistema ci pone per il nostro essere in una posizione di “diversi” (da cui gli atteggiamenti di xenofobia, razzismo ed analoghi da dover affrontare, sopportare, accettare, fidando in noi stessi e nel nostro coraggio). Certo è che si entra in una fase di profonda sofferenza fatta di paura, smarrimento, confusione, disperazione fino alla depressione. È l’Inferno, come aveva genialmente metaforizzato Dante nella sua “Divina Commedia”, il primo contesto in cui ci si viene a trovare, quando, “nel mezzo del cammin di nostra vita”, scegliamo di affrontar “la Selva oscura”.

D’altronde, considerato che la sofferenza è inalienabile, tanto vale metterla a profitto, come opportunità, per uscirne, invece di restarci impantanati per non voler affrontare “la Selva oscura”. Sarebbe come un suicidarsi, giorno dopo giorno, per la Paura di morire!!!

Piano piano la sofferenza ci aiuta a metterci in contatto con noi stessi, nelle parti più profonde, per sentire e non solo capire, attraverso la conoscenza. Possiamo arrivare a percepire che ci sentiamo, nonostante tutto, più a casa nostra. Diventa il Purgatorio in cui, pur nel dolore, si intravede una piccola luce di speranza e fiducia.

Fino ad arrivare finalmente, e sottolineo il finalmente, a volerci bene. Si apre il canale del Cuore e non ci si sente più separati o isolati. È rilassante. Qualcosa dentro di noi si lascia andare. C’è un gioioso senso di calore che si diffonde attraverso il nostro corpo, come se ci permeasse le cellule. È un grande riposo… È come atterrare in un lungo sicuro… Non dobbiamo più dimostrare niente. Basta essere. Lo sentiamo nel nostro corpo come pienezza nel ventre e disponibilità nel Cuore.

A questo punto viene naturale il sentirsi centrati, radicati, con il senso del proprio Valore che fa il Potere Personale che viene dall’Interno di noi stessi, si basa sul senso di ‘potercela fare’, della fiducia in sé stessi e nella Vita, della connessione con gli altri e con la Natura. È il senso del con gli altri e non su gli altri, laddove il Potere Gerarchico si basa sul potere che si ha sull’Esterno, sull’avere risorse esterne disponibili ed al proprio servizio (che induce, con buona probabilità, l’atteggiamento del pretendere). Così, sento di essere realmente nell’Io Adulto!!! Si é nello stadio della “Individualità“, di cui a “La crescita spirituale”.

Sentendo il Potere Personale dentro di noi con la connessa centratura, possiamo, ora, integrare la fragilità, vulnerabilità e precarietà, in precedenza sempre rifuggite perché associate alla debolezza. Con il che ed in me è venuta naturale un’amorevole solidarietà e collaboratività con il Prossimo e diventa fondante una frase che lessi su un bel Manifesto dell’Arci, all’inizio degli anni 80, e che prima rifiutavo, in quanto Contro-Dipendente: “da soli non si può”. In effetti ed indipendentemente dai legami affettivi, non si può saper far tutto da soli e se il bagno si allaga, si ha pur bisogno di un idraulico!!!

L’accettazione ed integrazione di fragilità e vulnerabilità mi hanno permesso di accedere all’Essenza ovvero a quell’energia vivace, spontanea, giocosa ed autentica che possiamo notare nel bambino piccolo, innocente.

Perché, come riporta Krishnananda (1997):

la ricerca del paradiso è la ricerca del ritorno alla tua infanzia. Naturalmente il tuo corpo non sarà più quello di un bambino, ma la tua coscienza può essere pura come la coscienza di quel bambino. Il segreto del percorso mistico è tutto qui: renderti di nuovo un bambino, innocente, non inquinato da alcuna conoscenza, privo di qualsiasi sapere, eppure consapevole di tutto ciò che ti circonda, con una profonda meraviglia e un senso di mistero che non può essere demistificato” (Osho – Satyam, Shivam, Sunderam).

Ed è il momento in cui sento di aver raggiunto il Paradiso, del “tornammo a riveder le stelle” di Dante e, come scrive A. Miller: “E dove prima c’erano soltanto il temuto senso di vuoto o le temute fantasie grandiose, ecco dischiudersi un’inaspettata ricchezza di vitalità. Non si tratta di un rimpatrio, perché non c’era mai stata una patria, ma della scoperta di una patria”.

C’è, finalmente, il Vero-Sé (il combinato disposto di Io Adulto ed Essenza) con la sua Saggezza e Luce interiore perché, come scrive R. Peyrefitte: “talvolta, negli uomini e nelle donne, c’è qualcosa che salta subito agli occhi, che appaga il nostro senso estetico e spirituale. Qualcosa che, al di là della bellezza esteriore, è come una luce che viene da dentro e illumina tutto. È quella serenità, quell’equilibrio, quel senso di appagamento che riesce a coniugare impegni ed aspirazioni, pubblico e privato, in cui ognuno sente di poter regalare qualcosa di sé stesso perché ha imparato finalmente a volersi bene”. Si é nello stadio della “Universalità” di cui a “La crescita spirituale”.

A questo punto posso anche constatare che, più che conoscere la Vita, la sento, come sento me stesso, da dentro, e, quando leggo libri che offrono aiuto per la “traversata”, il Viaggio, ritrovo cose che già sento dentro di me. I libri diventano quasi superflui, certamente continuano a restare un piacere, solo un piacere, perché, come fu detto tanto, tanto tempo fa, il Verbo (la conoscenza) si è fatto Carne (il sentire) e Maharaj così rispondeva a chi gli chiedeva sull’utilità del leggere i libri: “aiutano a dissipare ignoranza. Sono utili in principio, ma diventano un ostacolo alla fine. Si deve sapere quando disfarsene

14/12/16

Published byMario Tancredi

Consultant in Consapevolezza