ESTINZIONE O MUTAZIONE?

ESTINZIONE O MUTAZIONE?

Patrick Viveret (“Che cosa faremo della nostra vita?” con Edgar Morin in “Come vivere in tempo di crisi?”; scritto nel 2010) ipotizza che la Crisi che stiamo attraversando, pena l’estinzione, ci potrebbe portare ad una mutazione come quella che c’è stata tra il Paleolitico ed il Neolitico, cioè tra il subire ed il controllare il mondo vivente, e pone come problema centrale «la questione delle relazioni dell’umanità con la propria capacità di umanizzazione” …»

Analizza dapprima l’insostenibilità dei modelli che stiamo seguendo, che creano «un malessere e un mal di vivere profondi perché» essi stessi non sono altro «che una forma di gestione di questo malessere e di questo mal di vivere», provocando «la distruzione della sostanza stessa del tessuto democratico”. Il paradosso è, poi, che “più ci troviamo in uno stato di stress, di competizione, di disordine, di distruzione ecologica, di rivalità con il nostro prossimo, di mancanza di serenità, e più la pubblicità ci fa sognare uno sviluppo fatto di benessere, di felicità, di amicizia, di serenità, di bellezza… con un duplice effetto perverso», da una parte «il messaggio subliminale “per progredire nell’ordine dell’ESSERE accelerate la vostra crescita nell’ordine dell’AVERE”» e quando si presenta la delusione, frustrazione «il messaggio allora dirà: “Ma questo è perché non hai fatto abbastanza”. Successivamente (questo è il secondo effetto perverso) il “sempre di più” dell’iperconsumismo scatena quella che per taluni è la scarsità artificiale» … «Il problema della gioia di vivere è… fondamentalmente collettivo e non semplicemente personale… la questione ancor più essenziale e vertiginosa, sia per i singoli che per ogni raggruppamento sociale è: “Che cosa facciamo della nostra vita?”… e la crisi è l’evento che rivela che il Vecchio mondo sta ormai diventando insostenibile… Le risposte positive possono esplicarsi sul piano dell’essenziale, cioè a favore di uno sviluppo nell’ordine dell’essere anziché della crescita nell’ordine dell’avere. Questa essenziale distinzione, tradizionalmente considerata come una questione filosofica riservata a una piccola minoranza, diventa una pesantissima questione politica… non semplicemente garantendo la propria sopravvivenza biologica, ma vivendo con pienezza la propria umanità… Quel che ha giocato relativamente al passaggio dalla scimmia all’uomo, torna a giocare oggi nell’ambito del processo di umanizzazione: come accedere a un grado di umanità qualitativamente superiore? A questo non possiamo pervenire se non affrontando il problema della barbarie interiore. La politica si è costruita sul trattamento della violenza interumana, esteriorizzando questo problema della violenza… il maggior rischio per l’umanità… non sono fatti esterni, bensì interiori… La questione della barbarie si pone dentro di noi: come gestisce l’umanità la propria parte disumana?… dopo la Shoah… sarebbe stato legittimo porsi: “Come ha potuto la barbarie manifestarsi in seno alle più grandi civiltà?” … Il grande problema del male diventa un problema politico… L’idea che il male sono gli altri impedisce all’umanità di considerare la propria barbarie interiore. L’autogestione dell’umanità non è possibile se non per quanto essa accetti di prendere in considerazione il fatto che il problema risiede nella stessa disumanità… il problema della disumanità è dentro di noi. Non vi è possibile futuro per l’umanità, se non considerando in questo modo la questione della barbarie. L’umanità… deve accostarsi di più alla saggezza… La democrazia qualitativa può essere l’equivalente dell’operare su di sé di un individuo in cerca di saggezza. Nella sua dimensione quantitativa (il suffragio universale) la democrazia rappresenta un incontestabile progresso storico… ma neanche la legge del numero è sufficiente. Hitler è arrivato al potere in tutta legalità… L’evoluzione dei rapporti nell’ambito del potere ci obbliga a considerare la mutazione qualitativa della democrazia, cioè della qualità essenziale del cittadino, che si caratterizza con la qualità di formazione del giudizio, e non si limita all’aggregazione di opinioni, di umori e di passioni…»

«A fianco di questa mutazione nell’ordine dei rapporti con il potere, altre importanti mutazioni entrano in gioco… Prendiamo il termine “valore”. Valor designa la forza vitale in tutte le lingue latine… ha subito una riduzione e una captazione nel solo uso che della parola fa l’economia… Una delle fasi chiave di questa trasformazione si situa nel passaggio da società in cui ciò che aveva valore non aveva prezzo a delle società in cui ciò che non ha prezzo non ha valore. La traduzione contabile di queste rappresentazioni è assolutamente distruttiva…»

«Bisogna che il denaro ritrovi la propria funzione di mezzo e non di fine… quando una società è minata dalla speculazione sulla moneta» si presentano crisi finanziarie in cui «si rende evidente un processo di ingiustizia e di diseguaglianza molto profondo…»

Per concludere, «non siamo obbligati ad aspettare… per cominciare a organizzarci in modo diverso nel nostro rapporto con il potere, la ricchezza, e i nostri valori spirituali… Quando, così facendo, ci solleviamo al livello dei valori morali, tocchiamo con mano la questione più vitale: quella dell’amore. Il desiderio di riconoscimento reciproco e il desiderio di un sentimento morale sono i due motori fondamentali di un essere umano, al punto che possono condurlo a suicidarsi se non ricevono una qualche risposta… Il problema del dialogo nelle civiltà, come dialogo di sentimenti e valori, si pone non solamente su scala planetaria, ma anche nel cortile di casa nostra… Per vitare che le nostre attuali crisi economiche diventino delle crisi sociali e politiche, i valori che si chiudono in sé stessi e che escludono gli altri sono il pericolo maggiore… Fondamentalmente si tratta… di imparare ad amare meglio… (da) l’amore ingordo… del poppante in condizioni… di dipendenza estrema… adatto a un poppante, ma non a una adulto… per portarci… in un momento in cui l’altro esiste in senso pieno, e dove esso non è soltanto tollerato, e dove l’esistenza del diverso, della sua diversità, della sua singolarità, sono necessarie anche a noi… Si tratta di uscire dal binomio eccitazione/depressione… per andare verso l’alternativa di un altro binomio: intensità/serenità, onde sentirsi intensamente vivi, e trovarsi con una qualità di presenza nella quale la serenità diventa possibile. Il che è tipico della gioia di vivere. Ed ecco che allora la gioia di vivere è una posta pienamente politica: noi abbiamo bisogno di mutuo e reciproco soccorso perché vivere l’umanità è un mestiere, nel senso più pieno della parola, come “ministero misterioso”. Esiste una precisa articolazione tra le poste in gioco della trasformazione personale e quelle della trasformazione sociale… La posta in gioco è quella di “crescere in umanità”!»

Già nel 2002, con la sua sensibilità di donna, Thubten Chodron, ha scritto;sono convinta che la continuità di una specie non sia assicurata dalla sopravvivenza dei più forti, ma dalla sopravvivenza dei consapevoli. Aggiungerei che quel che ci rende spiritualmente superiori agli animali è la capacità di essere, o meglio diventare, consapevoli, con una tensione alla bellezza, all’armonia.

Se teniamo conto delle previsioni di Viveret, cioè che la posta in gioco è quella di “crescere in umanità”, nonché della Chodron, ne viene che se Mutazione ci sarà, non potrà essere che all’insegna del paradigma della Consapevolezza…

A partire dalle “quattro libertà” proclamate dal presidente Franklin Delano Roosevelt come obiettivi irrinunciabili dell’umanità: la libertà di espressione; la libertà di pensiero; la libertà dalla miseria; la libertà dalla paura. Credo che la “Gioia di vivere” sia indissolubilmente legata alla libertà…

Mettete un

Published byMario Tancredi

Consultant in Consapevolezza

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